“Risultatisti”, “giochisti”, dominatori del pallino e scaltri ripartenti. Il bello, e in parte il brutto, del calcio è che tutto infine si sintetizza in un numero, un risultato; una gioia o una delusione; un episodio che fa esaltare o che fa deprimere, e che sovente condiziona tutto e tutti. Potremmo anche dire “la buona stella” in certi casi, e qualcuno potrebbe anche attribuire alla sorte la vittoria nel finale del Catania per via di una mano favorevole, ma in realtà dietro al secondo successo consecutivo degli etnei c’è qualcosa di più. L’episodio non è arrivato dal cielo ma è stato frutto di un secondo tempo diametralmente opposto rispetto al primo, con un atteggiamento meno passivo e distratto, con una fame e una lucidità che erano un miraggio appena 15 minuti prima; ed in primis forse c’è proprio da chiedersi il perchè di un tale approccio così deludente nel primo tempo. Una sensazione spaesante che ha colpito i 16 mila spettatori e forse anche lo stesso Longo che ha dimostrato ancora una volta coraggio e decisione tra primo e secondo tempo con quattro cambi e l’intervento negli spogliatoi. Non grida e nervosismo ma mosse, dettami e responsabilizzazione. Poi nel post partita anche un po’ di terapeutico bastone davanti ai microfoni.
Quanto vale una vittoria? Tre punti ovviamente sono sempre tre punti, ma gli amanti della cabala o della metafisica penseranno al destino, alla capacità/qualità di essere vincenti dei tecnici, ed in effetti il sapore che lascia questo successo è molto particolare. Personalmente l’ancoraggio al destino non è usanza prediletta, ma la fiducia che la prima gara ribaltata produce è enorme. I motivi sono svariati: la squadra ha risposto allo stimolo del tecnico; i top player del mercato di agosto (Coda e Insigne) sono andati a segno; adesso qualcosa sembra girare in senso diverso ed infine è arrivato finalmente un successo al Massimino. Tutti fenomeni che prima o poi si sarebbero verificati, ma il “poi” avrebbe reso meno salda la posizione di chiunque. In ogni caso ribadiamo: attenzione a non sottovalutare la caratura della vittoria dal punto di vista tattico e della prestazione. Il secondo tempo è stato oltremodo positivo ed è stata premiata l’audacia, la voglia di conquistare i tre punti, il solito coraggio che deve essere la base identitaria. E poi soprattutto quel secondo tempo e quella vittoria cancellano una prima frazione che avrebbe generato una grandinata di critiche e un pessimismo cosmico. Il tutto senza alterare troppo il piano partita antecedente al fischio iniziale.
La parola d’ordine di quest’anno, di questo mese, di questo progetto è proprio fiducia. La fiducia deve essere la base per vivere e proseguire il “progetto Longo” perchè il tecnico campano è uno di quegli allenatori bisognosi di tempo, di sostegno e di pazienza. Forse (ironico) lo abbiamo già ripetuto qualche volta, ma repetita iuvant, perchè se a Longo piace anche in parte la “follia” espressa dal Catania nel secondo tempo, rischiando anche alcune transizioni, tutto ciò deve essere capito e apprezzato come investimento nel medio periodo. Altrimenti i contorni dell’azzardo possono apparire sconsiderati. Da questo punto di vista, e non è poco, sicuramente c’è fiducia da parte dei protagonisti principali: i giocatori. In secondo luogo la fiducia deve essere riconquistata dalla società fuori dal campo tramite due passi da fare relativi a Torre del Grifo e al marchio. Il vicepresidente Grella aveva parlato di un possibile ritorno nella casa del Catania nel mese di ottobre e di assoluta certezza nell’ipotizzare che il marchio verrà acquistato dal Catania Fc. Questi due obiettivi non devono essere falliti. Utile, anche in questo caso, ripeterlo. Insomma sia la proprietà che la squadra devono offrire prestazioni importanti (progetto), ma anche risultati (fatti concreti quotidiani) perchè Catania merita questo: merita rispetto, capacità, lealtà e impegno









