Focus: Bisogna incazzarsi

Riavvolgiamo il nastro della gara di Potenza. C’è qualcosa che si è notato chiaramente negli ultimi dieci quindici di gioco e che non è apparso così evidente nel resto della partita: la rabbia agonistica. Se analizziamo i numeri della sfida si nota come i rossazzurri abbiano perso tantissimi duelli in mezzo al campo, con Quaini e Vallocchia sovrastati dalla ferocia agonistica degli avversari, ma la stessa determinazione è mancata anche negli ultimi venti metri. Il Catania è arrivato con discreta disinvoltura fino alla trequarti, ma in diversi frangenti non ha mostrato quella cattiveria agonistica, quella fame e determinazione indispensabili per mettere in seria difficoltà qualsiasi avversario. Un limite questo che si è notato in diverse circostanze anche, e soprattutto, al Massimino dove i rossazzurri hanno segnato solo 8 reti (ottavo attacco interno) mostrando veemenza solo a tratti. Precisiamo l’aspetto emotivo non deve condizionare la necessaria lucidità nella scelta della giocata (dote anch’essa non sempre evidenziata), ma in un primo tempo disputato tutto sommato bene è mancata proprio la determinazione.

Discorso diverso vale per la ripresa. Il secondo tempo è stato caratterizzato prima dal nervosismo derivato dalle decisioni arbitrali, poi da quella rabbia che ha messo alle corde l’avversario. Ecco una squadra vincente, come sostenuto dallo stesso Longo, deve anche riuscire a gestire il nervosismo ma ovviamente l’impresa non è facile quando non una decisione ma tutta la condotta di un direttore di gara (con precedenti non sereni coi rossazzurri) oscura la ragione. In realtà, però, la mancanza di cattiveria e di scelte corrette a ridosso dell’area avversaria è una critica che il Catania si porta appresso da inizio anno e a cui si deve porre rimedio perchè il tasso qualitativo è così alto che non può essere “sprecato”. Il discorso relativo alla mediana e alla linea difensiva, invece, può essere legato anche ad un fattore tattico, vista la necessità di fare tanti chilometri (spesso rincorrendo) che potrebbero portare a volte a non essere così prestativi e risentirne agonisticamente, ma le difficoltà in quelle zone sono più legate al modo di stare in campo generale. Insomma si deve lavorare anche sull’aspetto agonistico perchè nel calcio moderno se non si impattano gli avversari con lo stesso grado di ferocia e intensità, difficilmente il tasso qualitativo può permettere di portare a casa i tre punti

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