Ci sono dei nomi che a Catania fanno paura solamente a pronunciarli: Maggiani, Romeo e adesso nella cerchia ristretta (ma poi mica tanto) sicuramente c’è ampio spazio anche per Zago. L’effetto Voldemor non può non appartenere anche al direttore di gara di Conegliano che, anche nel commento a bocce ferme del giorno dopo, ha ampio risalto per scelte scellerate e relative conseguenze che inevitabilmente hanno condizionato la gara. Condizionato incredibilmente però, non deciso totalmente, perchè per quanto la dedica dell’incipit fosse doverosa, è poi assennato seguire la linea tracciata da Longo, seppur con dei distinguo. Chi vuole essere forte e dotarsi di una certa mentalità non può fornirsi alibi, non può fare vittimismo e non deve sentirsi impotente lasciandosi pervadere da nervosismo e frustrazione. Questo è il messaggio assolutamente condivisibile espresso dal tecnico etneo al termine della gara contro il Potenza e che, forse, permetterà ai rossazzurri di limitare il nervosismo della ripresa e utilizzare quella rabbia vista nel finale, anche nei restanti 80 minuti. Sì perchè oltre all’effetto Voldemort c’è anche l’effetto Penelope. Nelle ultime giornate il Catania ha tessuto la sua tela fatta di prestazioni in crescendo e serie di vittorie, ma come spesso accaduto, adesso c’è il rischio di disfare un po’ di cose. Coda e compagni non hanno giocato male, hanno creato alcune occasioni ma non hanno abbastanza sporcato i guanti di Cucchietti, e soprattutto non hanno messo in campo, per diversi frangenti del match, il medesimo tasso di agonismo e determinazione mostrato dagli avversari.
Gli errori dell’arbitro sono stati gravi e incommentabili, ma sarebbe errato non analizzare con lucidità pregi e difetti dei rossazzurri. Il Catania difende male, questa è una certezza, che si tratti di calcio piazzato, da dove sono scaturiti gol e rigore (nonostante il lavoro di Longo e il cambio verso la difesa a uomo sono 6 i gol subiti fino ad ora), o che si tratti di transizioni. A Potenza Dini è stato il migliore in campo con quattro salvataggi decisivi, oltre ad un intervento miracoloso di Cabianca. Tutto ciò testimonia le difficoltà palesi del reparto arretrato non solo ad inizio partita, ma soprattutto nella ripresa quando invece i rossazzurri avrebbero dovuto mostrare maggiore fame. I primi 25 minuti del secondo tempo sono stati la nota forse più dolente del pomeriggio, perchè nella prima frazione il Catania in fin dei conti era presente in campo, ma mancava solo un pizzico di convinzione e concretezza che l’intervallo avrebbe potuto regalare. Così non è stato. Di positivo c’è stata la reazione al gol subito e la voglia degli ultimi dieci minuti. Poi stop, e questo non può bastare per reputare positiva una prestazione, oltre al risultato.
Longo ha parlato di maggiori consapevolezze: ecco su questo fronte si può aprire il dibattito pubblico. Il Catania non ha dominato la partita, certo ha mantenuto il pallino, ma anche per caratteristiche e piano partita degli avversari dopo l’immediato vantaggio. Soprattutto non si è avuta la percezione di espressione di tutto il potenziale a disposizione. Forse questo può essere un bene, cioè la sensazione che il Potenza sia al suo massimo livello, mentre i rossazzurri abbiano ancora margini di crescita, ma evidentemente tutta Catania si aspettava di più. E non c’entra la vetta della classifica distante 9 punti. Come sempre abbiamo cercato di fare, andiamo oltre al risultato, e allora intravediamo una squadra che cerca di fare qualcosa di interessante ma è maledettamente fragile, e per la prima volta in trasferta la linea formata da Vallocchia e Quaini è apparsa in evidente difficoltà nei duelli coi diretti avversari.
Ovviamente una vittoria su un campo così difficile sarebbe stata una semi impresa, ma perdere in questo modo fa male, perchè adesso ci sarà il Giugliano e poi in successione Cerignola, Sorrento, Salernitana e Bari. Tutte gare insidiose e determinanti che saranno anticipate da un’altra gara, anch’essa per altri versi insidiosa contro i competitors nella gara per il marchio. Come sempre il rischio a Catania di passare da un possibile slancio ad una possibile tragedia è dietro l’angolo, ma avevamo già anticipato prima della gara che l’epilogo non avrebbe dovuto creare scossoni, e così dovrà essere. Certo è, però, che si dovrà continuare a lavorare molto intensamente, cercando di sistemare quei difetti che la serie positiva o l’apertura di Torre del Grifo non hanno eliminato. Difendere bene e concretizzare le occasioni potenziali: sostanzialmente, senza teoremi e giri nell’iperuranio, la base del calcio che però spesso risulta estremamente astratta









