La vittoria di sabato scorso al Massimino contro il Crotone può essere letta dividendo il match in due tronconi sanciti da un intervallo e quattro sostituzioni “rivoluzionarie”. Ciò che è andato in scena è stato un unicum, non soltanto per la quantità di subentrati, ma anche perché il Catania di Longo, fino a sabato, non era mai riuscito a ribaltare totalmente un parziale. Ierardi e compagni sono andati in svantaggio per ben 4 volte in questa stagione, un numero esorbitante viste le sole 8 giornate disputate, ma reso ancor più eclatante se si pensa che nei tre episodi precedenti la squadra etnea aveva sempre perso. Inter U23, Monopoli e Scafatese: tre sconfitte amare in cui i rossazzurri non avevano mai messo la proboscide davanti nel parziale, né erano riusciti a limitare i danni con una “bella” X. Il rigore di Coda ha invertito il trend, consentendo di mettere un altro mattoncino nel percorso di crescita, fiducia e consapevolezza.
In realtà, per dovere di analisi, se andiamo oltre al mero risultato, la reazione positiva era stata offerta anche contro la Scafatese, grazie ad un inizio di ripresa dominante e al pari di Russo. Poi nel finale la disdetta. E allora ci sono due fattori da analizzare: troppo spesso il Catania ha sbagliato i primi tempi casalinghi; troppi occasioni non vengono finalizzate. Ciò che è certo, però, è che la squadra ha sfruttato l’input che è arrivato dalla panchina, ma la speranza è che, da Crotone in poi, i gol arrivati dai sostituti possano aumentare. Ad oggi i rossazzurri hanno messo a referto 4 reti grazie ai cambi (2 Insigne; 1 Russo e 1 Coda), ma quelle di sabato sono le prime che hanno portato realmente punti. Insomma l’arma della patita lunga e della pazienza può essere interessante, del resto il Catania ha segnato 6 reti delle 14 totali negli ultimi 30 minuti, ma anche in questo caso bisogna trovare il giusto equilibrio. L’impatto della panchina, in ogni caso, è un dato positivo perché con l’arsenale a disposizione di Longo le partite potranno essere cambiate grazie alla vivacità e all’esperienza dei tanti top player in rosa









