Una delle partite più inconsistenti del Catania FC negli ultimi anni è anche la meno semplice da analizzare. I rossazzurri non hanno mai avuto le idee chiare per tutti i 90′, unite al poco mordente in momenti sin troppo importanti: molto passa dal centrocampo, nonostante le difese del tecnico Longo nei confronti dei suoi. Ma i limiti sono purtroppo emersi. Una mezz’ala/trequartista libera di spostarsi dove vuole e ricevere tanti palloni, Jiménez, che tocca 24 palloni e ne perde 6 in maniera superficiale; l’altra mezz’ala che tocca 3 volte la sfera senza inserirsi, anzi senza lasciare traccia; un Quaini che già da tre anni sappiamo quanto sia dedito al sacrificio, ma un sacrificio che da altrettanto tempo emerge a sopperire le mancanze di tutto un reparto nonchalant. E poco altro perché non gli si può pure chiedere di dettare i tempi del motore.
Anche lui circa 25 giocate, 2 verticalizzazioni. 4 per Jiménez. E la cartina tornasole di un reparto ancora in costruzione è l’ingresso di Bruzzaniti da mezz’ala più come tentativo di rimescolare le carte in tavola che piano tattico studiato. Riuscendoci in parte, vista la buona volontà dell’ex Pineto nel correre e cercare anche una coraggiosa conclusione da lontano. Il verbo di Longo in conferenza è stato quello del dover trovare soluzioni: il problema è che già ieri pomeriggio quella proposta dal tecnico era una soluzione ad un mercato incapace di consegnare centrocampisti nuovi alla prima di campionato, tra Mihai arrivato per primo e ancora da valutare e i Ricci o Vitale di turno. Non è catastrofismo, ma realtà. Che può cambiare con una settimana di mercato, con i pensieri di un tecnico abituato alle difficoltà e un Ds non certo dato per vinto.









