Catania sapeva bene dei problemi societari, sapeva bene dei limiti sul mercato, sapeva della necessità di tempo per la ricerca dell’identità, sapeva bene delle incognite dopo le vicissitudini estive, ma non poteva aspettarsi un esordio di questo tipo. Va bene tutto, ma non possono esserci alibi sufficienti per giustificare la mediocrità diffusa offerta soprattutto nel primo tempo da una squadra compassata, imprecisa, leziosa e carente dal punto di vista dell’organico. Tutto è stato troppo brutto per essere vero, ma la speranza che sia solo un brutto sogno non può essere l’ancora di salvezza per una tifoseria incredibilmente comprensiva e pronta ad “accettare” anche una sconfitta contro ragazzini sbarbati ma con le idee maledettamente chiare e prive di fronzoli.
Tutto il contrario della compagine rossazzurra che non ha neanche reagito con la rabbia e la cattiveria che il palcoscenico del Massimino avrebbero imposto e quando ha provato a rialzare la testa si è inevitabilmente offerta ad ulteriori rischi.
Dal punto di vista del piano partita non ha funzionato quasi nulla, soprattutto nel primo tempo. Le catene non hanno creato come sovente visto nelle squadre di Longo, con i terzini raramente in proiezione offensiva, e Cicerelli e Liguori spesso sovrastati dai diretti avversari. Male, se non malissimo il lavoro delle mezzali. Corbari è rimasto fermo sui blocchi dello scorso anno in quell’alone di impalpabilità che lo pervade, mentre Jimenez… è il solito Jimenez. Potrebbe disegnare calcio ma alla fine le sue prestazioni sono spesso scarabocchi incomprensibili in cui ad un’invenzione corrispondono sei scelte scellerate, in cui una conclusione ovvia viene soppiantata da un assist senza senso. La compiutezza è lontana e chissà se Longo riuscirà a scalfire la corazza di autolesionismo che lo spagnolo spesso indossa.
La soluzione estemporanea rappresentata da Bruzzaniti è la cartina di tornasole di un mercato carente perchè non è il suo ruolo e la gara di oggi lo ha dimostrato. Ma fare magie di mercato non è nemmeno il ruolo di un Ds come Varrà costretto a fare i conti coi rubinetti chiusi della proprietà, autrice ancora di orrori estivi che non hanno reso possibile innumerevoli operazioni soprattutto in mediana.
Manca un playmaker e mancano mezzali concrete. Pensiamo alla difesa? Meglio di no. L’Inter entrava come una lama nel burro ma la responsabilità non è solo da ricercare in Perrotta e Ierardi (i momenti di crisi individuale e di reparto sono ancora vivi nella mente), ma in tutta una fase carente, senza filtro e con movimenti in avanti errati. E allora si salva solo Russo con il suo “prendi e tira” ed in parte Leonardi per la vivacità espressa. Lapalissiano che non possa bastare.
La domanda adesso però riguarda il come Longo proverà a raddrizzare la barra. Più volte lo abbiamo detto: il suo modo di approcciarsi al calcio e la ricerca di identità avrebbero imposto il bisogno di tempo, ma il tecnico ha anche bisogno dei giocatori con le giuste caratteristiche. Ecco perchè l’ultima settimana di mercato avrà una valenza incredibile, così come la personalità dei calciatori che verranno aggregati. Non si deve essere catastrofisti, ma gli eventi degli ultimi mesi ed un inizio così insoddisfacente non aiutano la ricerca di un senso e di una speranza per un’annata gloriosa. Purtroppo come si dice a Verona “chista è a zita” ma l’amore non può nascondere delle pecche presenti. Quelle societarie sono purtroppo state viste e riviste, ma per quelle sul campo si spera che Varrà e Longo riescano a trovare le giuste contromisure nel minor tempo possibile









