Prima un capitombolo, poi un tonfo. Il Catania aveva già giocato il suo jolly contro l’Inter U23, avrebbe dovuto in tutti i modi almeno non perdere, ed invece ha vissuto una di quelle tipiche sere che portano i tifosi a maledire la propria dolorante passione. Contro il Monopoli troppo ma davvero troppo è andato nel verso storto, a partire dall’imprecisione in avanti negli ultimi venti metri alle dormite clamorose nei propri ultimi venti metri, con la sensazione che le squadre avversarie sappiano con semplicità cosa fare e come farti male. Se domenica scorsa Longo aveva avuto l’indizio che il percorso non fosse al punto desiderato e previsto, adesso ne può avere la certezza perchè al Catania è mancata anche la reazione giusta nella ripresa, si sono visti i primi musi lunghi e la solidità di una squadra di vertice è lontana anni luce. Aspettate, dirà qualche strenuo difensore dell’indifendibile, in conferenza stampa non si è parlato di obiettivo promozione ma di essere competitivi: beh Catania merita molto più di questo.
Undicimila abbonati meritano molto più di due centrocampisti salvatori della patria che arrivano a quattro giorni dalla fine del mercato; undicimila abbonati non meritano di “buttare” due giornate di campionato, un po’ come avvenuto due anni fa nella gara con il Sorrento; undicimila abbonati non meritano di vedere lo 0 nella casella dei punti, figuratevi se possono mai meritare un eventuale -1. Tutto però purtroppo torna se si considera il contesto lavorativo in cui qualunque professionista sta operando e ha operato in terra etnea negli ultimi anni. Non può esserci ordine, coerenza e serenità se l’instabilità è insita nella proprietà e nei vertici societari. E adesso tutto diventa ancor più difficile perchè dopo due sconfitte consecutive non sarà facile far integrare e lavorare i nuovi, soprattutto vista l’ingombrante sfida di Coppa di mercoledì prossimo. E Longo? Certamente ha le sue grandi responsabilità perchè la difesa è un colabrodo e la squadra non sembra aver recepito il suo credo. Il rischio, lo abbiamo detto in più circostanze a giugno, è che la scelta sia messa subito in discussione. In primis da una piazza che potrebbe facilmente trasformare un insegnante di calcio in “scienziato”; poi dalla stessa società o dai giocatori. Per questo abbiamo spesso parlato di sostegno rispetto ad una scelta fatta e che avrebbe avuto bisogno di tempo.
Tatticamente è difficile cercare una chiave di lettura, anche perchè in fase offensiva il Catania aveva creato anche presupposti interessanti, ma senza mai compiere le scelte giuste nelle ultime giocate. Ciò che è sconcertante è però la fragilità difensiva e la sensazione è che non sia il solo rientro di Di Gennaro a poter salvare capra e cavoli. Sono i risultati a fare la differenza, non una presentazione in pompa magna di Coda o lo sconto in Coppa. Questi fattarelli diventano marginali rispetto alla sostanza di uno zero in classifica e di una mancata fideiussione, anzi una presentazione così fastosa rischia di diventare stucchevole se poi ne prendi due, in questo modo, con il Monopoli. Inutile affidarsi al mercato che adesso servirà solo per sfoltire, l’unico appiglio è legato ai passi falsi di tutte le protagoniste di questo campionato, ma il Catania deve pensare a se stesso, eliminare i musi lunghi e le mancate rincorsi degli ultimi venti minuti di Bari e trovare dei veri leader in campo, a patto che ce ne siano. La preoccupazione c’è, la frustrazione e la vergogna anche, perchè i problemi con le fideiussioni, i lavori fermi a Torre del Grifo, il mercato limitato e due sconfitte consecutive non sono qualcosa che può essere accostato al nome del Catania









