Editoriale: Filosofia e matematica, rimandati a settembre

Da dove partiamo? Da una parte ci sono i numeri, dall’altra le idee. In mezzo la realtà, così opprimente e frustrante quasi come una coltre di cenere vulcanica che offusca la potenziale bellezza di una squadra e di una città. I numeri dicevamo: tre sconfitte in quattro giornate di campionato; un Massimino che ha portato appena 3 punti su 9 a disposizione; 6 gol subiti di cui 4 in casa ed il diciassettesimo posto in graduatoria. Troppo brutto per essere vero, perchè dopo la sfida con il Cosenza, il Catania non poteva e non doveva cadere. Del resto il jolly era stato già giocato contro l’Inter, a Monopoli è arrivato il ceffone, e questo 1-2 è la mazzata che ti può tagliare le gambe, soprattutto dopo la rimonta parziale con il gol di Russo e lo sforzo realizzato con la pressione di inizio secondo tempo. Proprio quello è il tempo delle idee, della squadra offensiva che spinge e vuole recuperare la palla alta, che fa girare velocemente la sfera da destra a sinistra e che prova a far valere la sua forza. Però poi la realtà prende il sopravvento: le linee sono sempre più lunghe, Vallocchia va fuori giri per stanchezza, i cambi non fruttano e si riconsegna fiducia all’avversario. In più la buona stella ti saluta nel confronto Toscano (golasso)-Insigne (legno).

Inutile sottolineare che la Scafatese non fosse il Cosenza. Questo assunto era stato ribadito in tutte le salse, ed in effetti l’inizio di gara ha evidenziato i problemi difensivi che la sfida di lunedì scorso aveva celato per palese impotenza avversaria. La fase di non possesso del Catania è incerta, i reparti sono tornati lunghi e i corridoi ampi. Così si va in difficoltà contro qualunque avversario, che sia l’inviso Emmausso o il velocista Palmieri. Solamente le difficoltà del Cosenza avevano aiutato il Catania che però non ha sistemato i suoi difetti, salvo poi attuare correttivi con la difesa a 3 del secondo tempo. E allora cosa farà adesso il Catania? Per puntare sull’audacia delle idee serve una forza che mai è stata evidenziata in passato (ancor più difficile dopo 3 punti in 4 giornate) che permetta di continuare modellando momentaneamente i principi; per cambiare rotta serve estrema lucidità perchè il rischio di incorrere, anche in questo caso, nelle critiche è altissimo. Il fatto che martedì si torni nuovamente in campo fa pensare che ogni ipotetico pensiero di cambiamento verrà posticipato, ma probabilmente dovrebbe essere il dialogo e l’unione di intenti la via per uscire dalla crisi di risultati.

C’è una certezza che è davanti agli occhi di tutti: Catania è sempre di più un’altalena ingestibile. La vittoria con il Cosenza avrebbe potuto lanciare squadra e progetto tecnico, la sconfitta con la Scafatese al contrario potrebbe nuovamente metterlo in crisi. Gli abbonati sono 12080, ma in oltre 15 mila hanno assistito alla terza sconfitta stagionale. Il capitano ed il mister ci mettono la faccia, ma la dirigenza sta in silenzio o meglio usa la penna con le note ufficiali. In realtà servirebbe solamente una barra dritta e una coerenza assoluta per uscire da questa crisi emotiva. Non ci sentiamo di criticare l’impegno dei giocatori che seguono il tecnico e hanno cercato di imporsi seguendo il suo diktat. Ciò che manca è l’equilibrio tra fase difensiva e offensiva in campo; tra esaltazione e delusione fuori; fra riqualificare il quartiere di Cibali e interrompere i lavori a Torre del Grifo. Catania è in balia, la filosofia e le idee non possono bastare a riportare la pace. O forse non sono in grado di farlo in questo momento. Martedì i rossazzurri scenderanno in campo per vincere. Giusto. Ma sarà fondamentale non perdere altrimenti il rischio di bocciatura definitiva sarà altissimo

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