Pronti, su, via: “Evviva Longo!”; “Siamo troppo forti”; “Andremo in Serie B”. Ormai lo sappiamo, ad ogni depressione post sconfitta corrisponde un’esaltazione trionfalistica che stavolta corrisponde ad una vittoria esterna, su un campo complicato, contro una squadra organizzata e momentaneamente da guardare col naso rivolto verso l’alto. L’altalena di cui ha parlato lo stesso Longo dopo la Scafatese torna ad andare di moda, ma ciò che può fare ogni tifoso rossazzurro è cercare di essere il padre, e non il bambino che su di essa vive emozioni contrastanti. Beh in effetti però per essere il papà, e dunque colui che ha la consapevolezza di ciò che succederà, bisognerebbe essere a conoscenza anche della spinta che viene impartita e di altre componenti che rendono più similare la figura dell’adulto a quella della società, a quella del Presidente Pelligra, nuovamente a supporto della squadra (chissà che non porti davvero bene); a quella del Vicepresidente Grella alle prese con il solito progetto pieno di punti interrogativi; e a quella del Direttore Varrà, equilibrista in un’estate complicata e in un presente contraddittorio.
In realtà forse, oggi, l’unica persona realmente consapevole della natura del progetto sportivo e del punto in cui esso si trova è solamente Emilio Longo. Le sue parole nel post partita di Picerno sono un macigno: “Non dobbiamo prostituire la nostra identità rispetto a risultati effimeri”. E ancora: “Chi pensa che Longo in cinque partite possa dare un’identità nonostante diversi ragazzi abbiano svolto solo la metà di allenamenti crede in un’utopia”. Difficile essere più diretti, chiari e granitici nel difendere un pensiero non tanto di gioco, quanto di mentalità; e nel togliersi parzialmente qualche sassolino dalle scarpe legato alle aspettative dei più critici. Se da un lato non vuole elemosinare tempo, dall’altro evidentemente sottolinea l’importanza di esso per amalgamare il materiale a disposizione. Del resto proprio il tempo è un fattore anche nella valutazione di una prestazione “alLongata”, cioè positiva perchè più coerente al pensiero del tecnico e più “lunga” (nel senso di costante) nell’arco dei novanta minuti. Un’operazione dialettica di certo più facile dopo una vittoria, ma che rimane il nodo cruciale sia che il risultato faccia sorridere, sia che faccia traumatizzare. Come ripetuto più volte l’inizio di stagione è stato inaccettabile per una piazza ambiziosa come Catania, ma bisogna chiarire una cosa: qual è il fine di questo progetto? Se il fine unico è vincere il campionato, ovviamente i risultati rimangono deprimenti nonostante l’ultimo successo; se il fine invece è costruire una mentalità o una patrimonialità tecnica che possa garantire una competitività nel medio periodo, in una prima fase il binomio risultati-prestazioni può viaggiare sul binario della incongruenza.
A Picerno non era facile. Per niente. Psicologicamente lo spettro di un nuovo tecnico, le critiche arrivate ai giocatori nelle ore precedenti, l’infortunio di Torrasi e la pericolosità di un’avversario temibile soprattutto in casa, avrebbero fatto tremare le gambe a tutti, ma non al Catania. L’aggiustamento con la difesa a tre e l’innesto di Di Gennaro (quando un difensore non è al cento per cento sempre meglio schierarlo al centro in una linea a tre come Legrottaglie ai tempi di Montella), il voler puntare sul coraggio con un pressing molto offensivo, la mentalità sempre ambiziosa nonostante un possesso palla meno netto, hanno permesso a Cicerelli e compagni di dimostrare uno dei fatti più importanti di questa gara: la squadra è con il proprio tecnico. Un qualcosa di non scontato (chiedete a Viali) che rappresenta la differenza fra un esonero inevitabile ed una crisi che può essere superata. Ecco il Catania sembra essere in questa seconda condizione (anche in questo senso “alLongato”) che però non esclude ulteriori possibili mezzi passi falsi nelle prossime settimane. Il vero Catania di Longo lo si potrà vedere solamente fra qualche settimana e nel frattempo non si dovrà fare altro che notare eventuali miglioramenti e l’abnegazione della squadra. Oggi torna il sorriso sui volti rossazzurri, magari a denti stretti, magari senza che la fiducia sia ai massimi livelli, ma è tornato, e deve accompagnare tutto l’ambiente fino al novantesimo della sfida contro il Barletta. Filotto e non prostituzione intellettuale devono sposarsi, magari dopo un periodo di prova di convivenza, ma la speranza è che si smussino le spigolature e si trovi la serenità









