Passo avanti, passo indietro; passo a destra, passo a sinistra; tra campo e classifica il Catania è in mezzo ad un valzer poco esaltante e distante da quel tango emozionante, ammirato ormai decenni fa nell”era argentina e che la passione rossazzurra meriterebbe. La gara contro il Barletta ci ha consegnato un Catania balbettante e troppo piatto in impostazione e fase offensiva che, per questo motivo, non rispecchia l’identità ricercata da Longo. Oltre a ciò ad essere mancata è stata quell’essenza animalesca espressa nel volere la vittoria che aveva caratterizzato l’ultimo successo esterno e che era stata invocata da Cicerelli e dal tecnico. Una formazione distante da quella di Picerno, un organico che ha provato inizialmente a pressare alto ma ha capito ben presto che l’ordine in campo di avversari bravi nelle ripartenze e gli ordini dalla panchina pugliese di spezzettare il gioco avrebbero potuto causare problematiche. E allora meglio evitare di correre troppi rischi. Ierardi da braccetto non ha spinto e ciò ha causato la mancanza di superiorità numerica; Cicerelli non era partito bene ed è stato condizionato dall’infortunio; Russo si è accasciato presto; Coda e Caligara non sono in condizione; gli esterni di centrocampo non si sono mai visti; ed infine l’energia generale non è sembrata ai massimi livelli. Risultato? Pareggino.
E allora forse, visti gli ultimi risultati interni, l’unica cosa positiva è stato non perdere mantenendo la porta inviolata? Proprio su questo tema si può aprire il dibattito, perchè come dicevamo il Catania è apparso più piatto offensivamente ma quel “piattume” probabilmente è stato dettato anche dal rimanere più bloccati e più abnegati dietro, “sporcandosi” per evitare troppi rischi. Meno coraggio e sfrontatezza è uguale a non sconfitta, ma è uguale anche a passo indietro come bellezza della prestazione e fame nella metà campo avversaria. Per carità in campo non si gioca da soli, ma forse ogni riflessione deve essere sempre orientata a quella ricerca di equilibrio per arrivare ad un “coraggio razionale” che oggi ha spinto la lancetta maggiormente verso il non prenderle. Detto ciò, c’è un problema legato ai numeri perchè al Massimino gli etnei hanno racimolato appena 4 punti ed un tale avvio è deprimente, ma appunto per evitare l’oscurità è necessario soprattutto non presentare un encefalogramma piatto ma camminare sempre sulla strada del carattere e della particolarità.
Se il Catania avesse perso il mondo longhiano sarebbe sprofondato sotto l’attacco delle critiche; pareggiando Catania rimane in un oblio che attende un orientamento grazie alla prossima sfida: Caserta alle 12.30. Una partita difficilissima in un orario ostico per qualunque stomaco che però dovrà essere affrontata con lo stesso piglio di Picerno. Se si vuole trovare un pizzico di positività, ciò che ha imparato a fare il Catania oggi è sapersi “sporcare”, ma ciò che non dovrà fare il Catania è pensare che “sporco sia bello” o che sporco voglia dire intenso. Sporco può essere utile in alcuni frangenti, ma l’ambizione del progetto è quella di non essere costretti ad adattarsi alle partite perchè se capita ciò, vuol dire che di base c’è una defaillance a cui porre rimedio. Puliti, lucidi e freschi. Questi devono essere gli aggettivi principali che vengono in mente pensando al Catania, con la consapevolezza che per crescere e per vincere bisogna anche saper essere altro da sè. Sempre e comunque con il giusto equilibrio e compromesso









