Editoriale: Marchio di fabbrica

“Un segno che si imprime o si applica su un oggetto per distinguerlo e riconoscerlo, o anche per indicarne alcune qualità e caratteristiche”. Questo è, secondo la Treccani, un marchio. Oggi il Catania ha nuovamente il suo marchio; quello che nelle classifiche di Serie A compariva accanto a Zebre e Bisce; quello che veniva accostato all’Aquila rosanero con in mezzo, magari, uno 0-4; quello ammirato dai massimi vertici del calcio italiano e non solo in visita a Torre del Grifo. Per riabbracciare quel marchio sono serviti soldi (più del previsto) ed impegno etico da parte di Pelligra nel rispettare la parola data; ma c’è un altro marchio, quello rappresentato dalla squadra sul campo grazie alle sopracitate qualità e caratteristiche che distingue il Catania dalle altre compagini del Girone C. E poi c’è un altro marchio, quello del Massimino che non può essere paragonato a nessun altro stadio della terza serie per passione, fede e presenza. Pelligra, Longo e i tifosi, tutti artefici della salvaguardia, creazione e rispetto di un marchio; tre di quelle famose componenti menzionate da un altro dirigente che per la creazione del marchio fece tanto.

E dunque il Catania cerca di “marchiarsi” o magari possiamo dire modernamente ‘brandizzarsi’ visto il nuovo corso e vista anche la possibilità che il reale logo del futuro sia diverso da quello del passato. In parte poco importa, perchè l’importante è che il club etneo sia riconoscibile per virtù e ingegno, sia sul campo che fuori, grazie a mosse avanguardistiche, lungimiranza ed errori limitati. In tutti i casi il processo è in corso e ancora ci sono aspetti da migliorare, ma da giovedì a domenica sera i tifosi rossazzurri hanno potuto toccare il cielo con un dito. Adesso è giusto tornare con i piedi per terra, ma sfruttare un altro passo in avanti fatto da società e squadra, perchè è vero che una vittoria con sei gol di scarto è “tanto”, ma a differenza di altre volte, sembra davvero estremamente meritata. Ciò che è certo è che per la prima volta in casa Cicerelli e compagni hanno approcciato perfettamente la prima frazione (fino ad oggi avevano segnato appena 1 gol in 5 gare casalinghe), e la mossa di abbassare Vallocchia in impostazione allargando il braccetto, permettendo così al quarto di centrocampo di stare altissimo e a Cicerelli e Cavuoti di riempire bene bene la zona centrale, ha fatto la differenza. In più aggiungiamo verticalizzazioni precise, audacia nella giocata, e un Cavuoti supersonico nel primo tempo

Ecco proprio Cavuoti merita una menzione particolare. Il gol dell’uno a zero è probabilmente uno dei più belli dei tanti, troppi, anni di Serie C vissuti nella storia recente rossazzurra. La rapidità, la progressione e la cattiveria nel dimostrare il proprio valore rimandano la mente a giocate che non c’entrano niente con la categoria, e che riabbracciano con l’essenza del calcio. L’esaltazione del numero diciotto si collega all’esaltazione della gestione di Longo che raccoglie i frutti della tiratina di orecchie di qualche settimana fa, ma ne raccoglie anche da Coda, da Insigne, da Allegretto e da tanti giocatori gestiti perfettamente. Tutto magnifico e sostanzialmente da cercare di ripetere.

Sul campo in questi primi due mesi il marchio di fabbrica del Catania di Longo è stato il coraggio abbinato all’attenzione ai dettagli per una fase di non possesso che deve essere generatrice di occasioni, ed una fase offensiva che “di fabbrica” ha ben poco. Domenica fantasia al potere, velocità e fame da parte di un undici che non ha passeggiato, bensì danzato, contro il Giugliano. Ripetiamo, questo tentativo di ‘brandizzare’ il Catania è ancora in fase di elaborazione (quasi in stampa). ma in ogni caso queste qualità sono quelle in cui qualunque tifoso vorrebbe riconoscersi, abbinate ad un’altra peculiarità: il voler dominare partita e destino; aspetto che la proprietà non sempre ha garantito, ma che con la mossa di giovedì scorso può rilanciare. Già solo avere ciò questi obiettivi rende ambizioso un progetto, probabilmente più di poter vincere un campionato puntando su solidità e difesa, ma è certamente molto stimolante. Forse tutto un po’ troppo utopistico… o forse no

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