Top Player: Longo, la pazienza dell’Audace

C’era una gara da vincere punto e basta, in un calcio o categoria incapace di aspettare; nonostante le tre primatiste non siano tra le più quotate alla vittoria finale. Non aspetta neppure Catania, non glielo si può chiedere dopo 12 anni. E lo sappiamo quanto tempo Emilio Longo avrà passato nelle ultime settimane a guardare e riguardare partite, misurato spazi, status fisici, mentali, applicato il suo essere allenatore da identità precisa: però lo immaginiamo nell’ultima settimana bravo per un altro motivo. Quello di essere riuscito ad estraniarsi da sé stesso per ampliare la panoramica, come fosse un allenatore esterno al Catania FC. Il concetto di lucidità passa da questo. Anche nell’ascoltare quello che arriva dai confronti con la dirigenza, che dal canto suo deve sempre essere conscia del tecnico scelto. Questo Varrà lo sa bene, avendogli messo a disposizione una squadra malleabile e sulla carta valida. Ma bisogna ascoltare anche gli umori dei giocatori, da foraggiare con i risultati per lavorare meglio in settimana.

Per noi la chiave del successo sul Cosenza è stata questa, l’aver applicato correttivi ad una squadra prima di ieri sera confusa e inconsapevole. Poi, ci sta anche il voler rimarcare da parte di Longo il non aver fatto compromessi sull’identità voluta: ed è vero, nessun cambio traumatico di strategia, ma meno possesso ed un attacco della profondità non da arrembaggio. Semplicemente coraggioso e audace, che va di pari passo con l’intelligenza, se vogliamo. E pure paziente, nel fare un passo indietro accettando che i principi si possono assimilare in un lasso di tempo più largo, grazie ai risultati.

Resta l’avversario da zero punti in classifica meritatamente per quanto visto, poco oppositivo soprattutto quando nel Catania tutti volevano entrare nel tabellino.

Ora però deve arrivare il bello, si è fatto ancora poco rispetto ad un inizio da 4 sconfitte di fila: ci sono da consolidare i Torrasi e Cavuoti visti ieri, inserire i Caligara e Vallocchia, ma anche Insigne e Coda. Qualche anno fa un allenatore del vecchio Catania fece un parallelismo tra un malato che prende un’aspirina: lì non basto mai, il malato non si riprese. Stavolta la storia può e deve essere diversa, l’occasione è quella di sabato pomeriggio ancora al Massimino contro un avversario sulla carta diverso. Longo, resti sempre il paziente audace.

Leggi anche